
Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris
Erman Izzi
Un corpo si offre e si sottrae. Il volto scompare sotto un velo oscuro, luogo della dissoluzione dell’identità e dell’anonimato rituale. Al centro, la polvere scorre lenta tra le mani: materia originaria e ultimo approdo di ogni esistenza.
Il gesto richiama una liturgia antica, ma senza fede dichiarata. Resta soltanto il ciclo inevitabile della trasformazione. La nudità è deliberatamente anti-erotica: non esibisce il corpo, ma lo restituisce alla sua dimensione di materia vulnerabile, sottraendolo a ogni narrazione identitaria o seduttiva.
L’opera dialoga con la tradizione del memento mori, ma ne sposta il centro semantico. Nella vanitas classica, il teschio, l’orologio o il fiore appassito ammonivano sulla fugacità della vita e orientavano lo sguardo verso la salvezza. Qui la polvere non giudica e non ammonisce: accompagna il lento processo della materia che si trasforma e ritorna.
Rimane il corpo. Rimane la polvere.
Tecnica: Fotografia
Supporto: Hahnemühle Photo Rag® Pearl 320 g/m² · 100% cotone
Data di produzione: Giugno 2026